• Il lavoro del fisiatra: ne parliamo con il dottor Cannaviello

    Il lavoro del fisiatra: ne parliamo con il dottor Cannaviello

    L’importanza del lavoro del fisiatra per individuare la corretta diagnosi e anche il corretto modus operandi per la risoluzione di numerose problematiche. Ne parliamo insieme al dottor Giovanni Cannaviello, specialista del centro medico Monza Medicina e medico dell’unità operativa di Riabilitazione di Villa Beretta a Costa Masnaga (presidio riabilitativo dell’ospedale Valduce di Como).

    L’importanza del lavoro del fisiatra

    Un medico specialista in fisiatria ha come obiettivo il recupero funzionale del paziente “in seguito ad un danno all’apparato locomotore o al sistema nervoso, dopo un trauma o dopo un intervento chirurgico, attraverso un attento bilancio funzionale e fornendo le giuste indicazioni terapeutiche - spiega il dottor Giovanni Cannaviello, specialista del centro medico Monza Medicina - Nel mondo della riabilitazione, sono molteplici le proposte terapeutiche ed è importante saper indirizzare il paziente verso il trattamento più corretto per risolvere prontamente il deficit funzionale ed i disturbi derivanti da sindromi dolorose croniche (come nel caso della cervicalgia e della lombalgia) ed alterazioni biomeccaniche della gestualità quotidiana (ad esempio nella camminata o nella manipolazione di oggetti)”.

    Fondamentale eseguire una diagnosi corretta

    Una diagnosi non corretta o indicazioni terapeutiche non adeguate frequentemente portano alla cronicizzazione dei disturbi. “Per gestire problematiche che coinvolgono più apparati e rischiano di impattare in maniera profonda sulla vita quotidiana dei pazienti, diventa necessario un attento bilancio funzionale, che possa portare alla progettazione di un trattamento riabilitativo individuale e personalizzato, che si avvalga non solo della fisioterapia, della massoterapia e dei trattamenti con mezzi fisici (come vibrazioni, calore o ultrasuoni), ma anche dell’utilizzo di farmaci mirati e di trattamenti mini-invasivi come la somministrazione di infiltrazioni intrarticolari ed intramuscolari con guida ecografica”.

    Il lavoro del fisiatra nelle patologie neurodegenerative

    Nelle patologie neurodegenerative, come il Parkinson o la sclerosi multipla, oppure dopo un danno al sistema nervoso centrale (dopo un ictus o un trauma vertebro-midollare) è fondamentale una gestione clinica e riabilitativa che tenga conto non solo dei vari problemi, ma che riesca ad affrontare globalmente quelle che sono le problematiche funzionali che impediscono ai pazienti di raggiungere la maggiore autonomia. “Questo significa, in termini estremamente pratici, identificare le limitazioni e proporre soluzioni adeguate, sia con ausili e ortesi (presidio ortopedico che viene applicato direttamente al corpo del paziente) specifici, che frequentemente sono da progettare su misura per ogni singolo individuo, in collaborazione con il tecnico ortopedico, sia con l’ideazione di trattamenti riabilitativi complessi, con uso di dispositivi robotici, elettrostimolazione, training neuro-cognitivo e neuropsicologico, senza mai tralasciare il trattamento farmacologico. In questi pazienti, molta attenzione viene dedicata al recupero ed al miglioramento nella gestione di aspetti neurovegetativi, quali il ricondizionamento cardio-respiratorio ed il controllo sfinterico”.

    Il lavoro del fisiatra nelle patologie muscolo-scheletriche

    “Nelle patologie muscolo-scheletriche tipiche dell’età pediatrica, dove è rara l’indicazione chirurgica, come la scoliosi o il piede piatto, diventa importante una valutazione funzionale che permetta di identificare le ortesi più idonee ed una adeguata “educazione” del piccolo paziente per contenere e correggere le deformità strutturali - conclude il dottor Cannaviello - Infine, nei pazienti con esiti di amputazione di un arto, una adeguata conoscenza della biomeccanica e dei materiali di produzione, oltre che delle più moderne soluzioni tecniche adottabili, può portare alla fornitura di protesi sostitutive che riescano a vicariare la funzione dell’arto leso con soddisfazione da parte del paziente.

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